L'attenzione al tempo dei social network
L'attenzione al tempo dei social network

L’attenzione al tempo dei social network

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La nostra vita è un continuo ricevere impressioni e stimoli da parte del mondo esterno a cui rivolgiamo un’attenzione più o meno crescente. Vi è mai capitato di scorrere la vostra bacheca Facebook, sorseggiando un caffè o aspettando l’arrivo della metro? Il dito procede distrattamente sullo schermo del vostro smartphone, e di tanto in tanto si ferma per permettervi di posare il vostro focus su una notizia interessante, sul post di un amico o su quello del vostro VIP preferito. Inutile dire che maggiore sarà le vena creativa e artistica che si cela dietro a un contenuto, più alta sarà la possibilità che esso avrà di catturare la vostra attenzione. Ma cosa succede quando vestiamo noi i panni di protagonisti e decidiamo di proporre post inediti ai nostri followers, allo scopo di fidelizzarli e renderli parte di una community? La stessa domanda se l’è posta Joseph Gordon-Levitt, il quale ha ottenuto una ricca dose di attenzione nel corso della sua carriera di attore e presentatore televisivo; volto noto del mondo dello spettacolo, il giovane artista ha trattato in un interessante talk TED i risvolti positivi – e negativi – che l’uso dei social media hanno impresso alla vena creativa e comunicativa che si cela in ognuno di noi.

Facciamo un passo indietro: Joseph Gordon-Levitt parte da un importante punto d’inizio. La nostra presenza mentale oscilla fra due grandi approcci conoscitivi con cui ci rivolgiamo al mondo esterno in ogni istante delle nostre vite: o siamo alla ricerca di attenzione oppure prestiamo attenzione a qualcosa/qualcuno. L’antinomia sembra quasi banale, ma lo scopo dello speaker abbraccia un tema ben più ampio che ho deciso di trattare con voi per approfondire alcuni interessanti risvolti pratici. L’attore continua la sua trattazione in modo piacevolmente onesto, soffermandosi sull’importanza sempre crescente che i social media hanno nelle vite di ogni utente medio. La digitalizzazione ha dato vita a una realtà 2.0 in cui essere brillanti, alla moda, creativi, dotati e originali è diventato un obbligo. E come dargli torto? Basti pensare alla smania crescente che si instaura fra i giovani influencers che – lanciati dal mondo di Youtube o dalle piattaforme fotografiche di maggior successo, prime fra tutte Instagram – instaurano spesso un rapporto di dipendenza con i numeri dei social network più usati. Likes, cuoricini, reactions e share sono solo alcuni dei valori da tenere in considerazione quando si decide di avere un nutrito seguito di utenti su tutti i principali canali social.

Ecco che, dunque, la propria creatività e la propria vena artistica è costretta a incontrare il gusto del pubblico, a piegarsi alle logiche di mercato che permettono alle grandi aziende tecnologiche di guadagnare sulla notorietà di post e volti, brand e sponsor. Il ragionamento di Joseph Gordon-Levitt non è banale: lungi dal criticare in maniera monotona e poco formativa l’era digitale – ricca di innegabili spunti di crescita e di riflessione, – l’artista si concentra invece sulla spasmodica moda di un business basato sull’attenzione che rappresenta il fulcro di guadagno dei grandi colossi dell’intrattenimento. Come può Instagram fare soldi? Come può Facebook essere gratuito e accessibile a tutti? Acquistando e vendendo l’attenzione che ogni utente disperde sulla piattaforma ogni volta che svende e commercializza la propria creatività, la propria capacità artistica e la propria urgenza comunicativa, senza salvaguardare la loro unicità.

Come risolvere l’annoso circolo vizioso che tende ad annichilire anche gli animi sensibili, maggiormente interessati a un sentimento spontaneo e comunicativo? Joseph Gordon-Levitt ci propone di sostituire la spasmodica ricerca di attenzione con la più salutare capacità di prestare attenzione, di rimanere focus sui nostri obiettivi e sui nostri progetti. I vantaggi sono senza dubbio innegabili: piuttosto che vivere in relazione alla dipendenza che nutriamo nei confronti del nostro smartphone – dipendenti, ovvero, dalla ricerca di attenzione che pensiamo di meritare e che non è mai sufficiente, – è possibile disinnescare la bomba prima che esploda. Se la vostra creatività è spinta dal desiderio di ricevere la giusta dote di fama che pensate di meritare, non sarete mai soddisfatti, dice Joseph Gordon-Levitt. L’alternativa consiste nella creazione di un flusso di coscienza in cui l’essere umano rimane consapevole durante tutta la fase di pensiero creativo. Teorizzato da alcuni importanti neuroscienziati – Jaron Lanier, Nir Eyal e Tristan Harris fra i tanti – esso rappresenta il punto di partenza da cui vedere la realtà sotto un’ottica nuova e più integrativa.

Quanto spesso vi capita di voler portare a termine un compito, temendo di essere sorpassati in ingegno e bravura da un collega o da un vostro compagno di studi? Quante volte partecipate a un progetto e vi ritrovate a combattere per l’acquisizione di una leadership, spesso infruttuosa per tutto il team? Il flusso consente di trasformare la percezione dei rivali in collaboratori che siano in grado di apportare un valore aggiunto alle proprie prestazioni. In un’epoca in cui è fondamentale correre più veloce e saltare più in alto per scavalcare l’altro – sia affettivamente che lavorativamente – Joseph Gordon-Levitt propone di rivoluzionare il nostro modo di vedere la realtà, sfruttando le potenzialità che si celano dietro la regola aurea di un successo personale: prestare attenzione, rimanere focus e incanalare la propria creatività per arricchire non le grandi aziende tecnologiche con qualche post sui social, ma la nostra passione artistica.

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