Schiavi o padroni di internet
Schiavi o padroni di internet

Siamo schiavi o padroni di internet?

La rete internet è nata sulla base di grandi ideali e l'esistenza dei rischi era completamente oscurata dalla voglia di connettersi gli uni agli altri.

letti in 5 minuti

Vi siete mai posti questa domanda?

Nel 1950 lo studioso di matematica Norbert Wiener, considerato uno dei padri della cibernetica, ha scritto un libro dal titolo : “L’uso umano degli esseri umani”.
Nel libro Wiener parla della possibilità di creare un sistema informatico globale fatto di dispositivi portatili, dispositivi che danno alle persone risposte e consigli basati sulle loro azioni; un sistema talmente vasto e potente da insinuare nell’intera popolazione un certo grado di modifica nel comportamento.

Suggerisce come la società possa essere compresa soltanto attraverso lo studio dei mezzi di comunicazione da essa utilizzati e mette subito l’accento sui rischi di uno sfruttamento non corretto delle macchine e delle nuove tecnologie.
Una frase, su tutte, credo che faccia una sintesi perfetta della sua teoria:

“Studiamo le macchine per comprendere l’uomo e analizziamo l’uomo per produrre macchine sempre più efficienti”.

Norbert Wiener

Quanto descritto da Wiener è un’analisi perfetta del nostro tempo. Interessante vero? Soprattutto perché la data di pubblicazione è 1950, non 2020!

Questo, a mio parere, ci porta a una conclusione ovvia:

i padri fondatori di internet e della moderna tecnologia erano coscienti sin dall’inizio che questa nascondesse un “lato oscuro” dietro gli enormi vantaggi e le immense possibilità.

La rete internet è nata sulla base di grandi ideali; internet è stato studiato e costruito per essere un bene comune che permettesse all’umanità di condividere le proprie conoscenze, esperienze ed emozioni.
La visione era talmente ampia che la consapevolezza dell’esistenza dei rischi era completamente oscurata dalla voglia di provare nuovi modi di connettersi, di immaginare, di creare e un nuovo mondo senza barriere in cui far crescere i propri figli.

Come la storia ci insegna, quando si abusa del potere, questo ci annienta.
Ed è quello che è successo.

Con l’avanzare degli anni internet è divenuta un mezzo per fare business; pensiamo al modello Google e Facebook, basato sull’analisi dei dati degli utenti ai fini della modifica del comportamento di questi ultimi.

L’unica possibilità, secondo me, è tornare sui propri passi. L’errore è stato commesso all’inizio degli anni ’90, quando la prima cultura digitale aveva una vera e propria missione socialista; a differenza di tutto ciò che era stato fatto in precedenza, le risorse su internet dovevano essere pubbliche e gratuite, così da poter eliminare le diseguaglianze tra gli individui.

Questo però ha portato pian piano all’arricchimento dei grandi imperi di modifica del comportamento, e certamente tornare indietro adesso non sarebbe per niente semplice.

Innanzitutto significherebbe che, solo chi può permetterselo, paghi per usufruire dei servizi.
Quanti di voi pagherebbero oggi per l’utilizzo di Facebook o Instagram?
Sono sicuro che se ve lo chiedessi la maggior parte di voi mi direbbe di no, anche se si parlasse di quote d’iscrizione molto basse o micro-pagamenti; eppure in tempi recenti in cui si pensava che anche la televisione sarebbe andata nella direzione di Facebook o Wikipedia, diventando gratuita, è arrivato Netflix, che ha portato avanti l’idea contraria… e ha funzionato talmente bene che a ruota le sono andati dietro altri.

Anche se parlarne adesso e in questi termini può far venire i brividi a molti, io credo di poter dire con una certa sicurezza che, con il tempo, usufruire di servizi in internet in abbonamento, porterebbe a vantaggi enormi; per esempio niente più stupidaggini in rete, fake-news o cose del genere, ma consigli utili e informazioni concrete basate su fatti comprovati.

Solo facendo così, a mio avviso, riusciremmo a restituire una connotazione positiva a uno strumento che ad oggi ha perso tutta la bellezza che aveva fatto nascere l’idea di partenza; lo dobbiamo ad internet ma soprattutto a noi stessi, perché non si può sopravvivere in una società in cui per comunicare siamo obbligati a farlo tramite terze parti che vogliono manipolare la nostra vita.

Lascia un commento

La tua email non sarà mostrata.